Blockchain in campo agroalimentare: si può. | Blog Wadsl
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Blockchain in campo agroalimentare: si può.

Blockchain applicata alla filiera alimentare significa in particolare mettere a disposizione della grande distribuzione e/o del consumatore il maggior numero di elementi possibili, andando a cercare continua “certificazione” dei dati, facendo ricorso ad enti esterni o a sistemi di cosiddetto “hyper trust” come i dati provenienti da sistemi IoT (Internet of Things).

Approccio auspicabile, ma complesso.

L’impossibilità o la difficoltà nel reperire tutti i dati, i costi a volte esagerati rispetto ai benefici attesi o i costi non sostenibili da aziende medio piccole mettono i bastoni fra le ruote di queste nuove realtà tecnologiche: e allora perché non sviluppare dei microprogetti blockchain?

Per quanto riguarda la filiera alimentare, le aziende ricorrono quasi sempre a Public Permissioned Ledger: questo si traduce nel fatto che le informazioni a cui il consumatore accede tramite ad esempio un QRCode stampato sul prodotto è in qualche modo ATTESTATO dalla stessa tecnologia utilizzata, ma non CERTIFICATO.

Pertanto è necessario assicurare al consumatore che il dato così ‘attestato’ tecnologicamente sia anche corrispondente al vero e dunque largo spazio a tecniche le più svariate, con alti gradi di rischio frode.

Il processo di hypertrust

Tuttavia, il processo di hypertrust inserisce costi spesso inaccettabili per una piccola-media azienda: a volte, ancora troppo spesso, una piccola-media azienda non ha la forza per imporre alla propria filiera variazioni nei processi o nella raccolta dati utili ad avere un quid pluris in tema di certificazioni e di tracciabilità del prodotto e dell’origine.

Se consideriamo che sono proprio le aziende agroalimentari più piccole ad avere maggior bisogno di “comunicare” la propria eccellenza e che tali comunicazioni, tecnologicamente orientate, possono talvolta costituire una barriera d’ingresso abbastanza alta da bloccare sul nascere gran parte dei progetti, ecco che il MICRO PROGETTO BLOCKCHAIN in materia può essere una buona e giusta strategia, finanziariamente sostenibile.

I diritti della filiera

Nasce dunque una blockchain che ‘attesta’ tutti i dati solo di una parte della filiera, oppure progetti che coprono solamente l’origine e non tutti i processi di lavorazione o, viceversa, una particolare lavorazione senza il dettaglio dei passaggi iniziali della filiera o anche solo la documentazione “bio” o l’eticità del trattamento dei lavoratori o la sostenibilità della filiera.

Il microprogetto di blockchain realizza quello che viene comunemente chiamato “fact telling” rispetto a un più completo “story (and fact) telling”.

Assistiamo a una maturazione delle aziende, soprattutto medio-piccole, nella comprensione del “mezzo” blockchain come canale di comunicazione verso clienti, fornitori e GDO. Questo porta a superare quei limiti, che spesso bloccano sul nascere le idee: oggi è possibile avvicinarsi a questa tecnologia anche a piccoli passi.

Un progetto si può fare anche andando a coprire solo una parte della filiera o della produzione, senza troppi oneri economici e con risultati di comunicazione interessanti.

Approfondimenti:

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