Chirurgia robotica - Quando a operarti c'è un robot | Blog WAdsl
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Quando a operarti c’è un robot

Quando a operarti c’è un robot, la chirurgia robotica – di Emiliano Bruni

Dal 2006 in Italia si contano più di 100.000 interventi chirurgici avvenuti tramite l’utilizzo di robot chirurgici.

Come in molti altri campi, la medicina ha sicuramente risentito dei progressi tecnologici della nostra era. La possibilità di guardare dentro al nostro corpo dall’esterno dapprima con i raggi X, poi con la Tac, l’ecografia e la risonanza magnetica sono solo alcuni degli esempi di come medicina e tecnologia vadano spesso a braccetto.

Ma in un campo si è avuta un’evoluzione epocale, in quella della chirurgia, dove si è passati dalla classica chirurgia open a quella endoscopica, a quella minimamente invasiva e ora a quella robotica.

Un po’ di storia

L’idea che una macchina possa compiere azioni al posto dell’uomo è lontana e riporta alla memoria dell’eclettico Leonardo Da Vinci e del suo “automa cavaliere”, un automa meccanico umanoide progettato da intorno al 1495 e che era stato probabilmente previsto per animare una delle feste alla corte sforzesca di Milano.

L’impiego dei robot, come ausilio alla pratica chirurgica, inizia a metà degli anni ‘80 con l’introduzione sul mercato di un dispositivo, denominato PUMA 560, utilizzato per l’introduzione TAC guidata di un ago per il prelievo bioptico nel cervello

Successivamente, alla fine degli anni ‘80, viene commercializzato il sistema chiamato PROBOT per la chirurgia prostatica e, nei primi anni ’90, il RoboDoc (Integrated Surgical Systems, Sacramento, CA) per fresare nel femore i raccordi delle protesi d’anca in maniera precisa.

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Ma è nel 1998 che vengono commercializzati i primi due veri sistemi di chirurgia lo ZEUS (Computer Motion) e la prima versione del da Vinci® della Intuitive Surgical il cui nome richiama proprio il ricordo dell’”automa cavaliere “di Leonardo.

Ma la concorrenza tra le due aziende sfociò in una serie di cause legali per l’uso illecito di brevetti che produssero, nel 2003, l’acquisizione della Computer Motion da parte dell’Intuitive Surgical che, presto, cessò la produzione dello ZEUS a favore del da Vinci®.

Il da Vinci® XI

Il da Vinci® è quindi, attualmente, praticamente l’unica unità chirurgica robotica utilizzata al mondo e seppur con una iniziale circospezione da parte dal mondo chirurgico ha saputo piano piano ricavarsi una nicchia sempre più ampia e oggi, che siamo alla quarta generazione ormai, con il da Vinci® XI, viene sempre più utilizzato in campo urologico e di molti interventi addominali.

Come è fatto

Nella chirurgia tradizionale il chirurgo e il paziente sono a contatto l’uno con l’altro ma in quella robotica, tra i due si interpone il robot.

La tecnica è quella laparoscopica dove si fanno da tre a quattro buchi al paziente, si insuffla CO2 nell’addome del paziente per separare gli organi dalle pareti esterni, solo che, invece di inserire i soliti strumenti laparoscopici, nei buchi si inseriscono i bracci del robot con i vari strumenti.

Nell’ultima versione vi è la possibilità di eseguire alcuni tipi di interventi in modalità “Single site” ossia da un unico punto di accesso (single site) dal quale eseguire l’intera procedura chirurgica con ovvi vantaggi per il paziente.

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Il robot è costituito da tre componenti principali.

  • Il carrello paziente che è il componente operativo del sistema da Vinci® e si compone di quattro braccia mobili e interscambiabili che riproducono, perfezionandoli, i movimenti delle mani
  • La console chirurgica dove è seduto il chirurgo che guarda un monitor e con le mani muove una sorta di joystick i cui movimenti vengono acquisiti dai bracci robotici. e osserva il campo operatorio attraverso un visore stereo “full immersion” in HD-3D.
  • Il Carrello visione: contiene l’unità centrale di elaborazione dell’immagine.

Utilità delle unità chirurgiche robotiche

Come funzionano le unità robotiche chirurgiche immersive? Il da Vinci® XI traduce i movimenti del chirurgo in modo intuitivo, consentendo un controllo completo della fibra ottica e dello strumentario, evitando i complessi movimenti laparoscopici.

Grazie alla visione binoculare permette una reale visione tridimensionale del campo operatorio: il chirurgo viene letteralmente “immerso”, senza ausilio di occhiali o altre apparecchiature, così da valutare al meglio i piani di dissezione anatomici e “vivere” l’intervento chirurgico quasi dall’interno del corpo del paziente.

Inoltre è possibile ottenere un ingrandimento fino a 10 volte, assicurando una chiarezza e precisione dei dettagli nettamente superiore alla tecnica laparoscopica.

Nella laparoscopia i movimenti del chirurgo sono innaturali, inoltre il chirurgo opera di solito in posizioni scomode ed ha una visione bidimensionale di quello che succede dentro il paziente e quindi, ad esempio, è difficile effettuare delle suture

Nella chirurgia robotica invece il chirurgo è comodamente seduto su di una console ergonomica e i suoi movimenti delle mani vengono processati dal sistema prima di essere inviati ai bracci meccanici cosi che, ad esempio il sistema riesce ad eliminare completamente l’eventuale tremore fisiologico delle mani del chirurgo o di movimenti involontari e c’è la possibilità di variare il rapporto di scala tra il movimento della mano e quello strumentale che va da 5 cm nella mano a 1 cm nel robot, quindi c’è anche la possibilità di fare suture microchirurgiche

Cosa ci riserva il futuro?

Molteplici saranno le possibili evoluzioni future nel campo della chirurgia robotica.

Innanzitutto già ora, il robot possiede una seconda console che permette a due chirurghi di collaborare durante la procedura, così da aumentare l’efficienza nella formazione e nella supervisione e ridurre la curva di apprendimento.

Ma, una volta che avremo una rete capillare e ottimale a larga banda e a bassissima latenza ci sarà la possibilità che uno o ambedue i chirurghi non siano neanche presenti nella stanza e si possano trovare in località remote.

Questo perché, ovviamente, i tempi di risposta tra quello che l’operatore vede e quello che l’operatore fa devono essere pressoché istantanei.