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Deep Web, il mondo sommerso di Google

Deep Web, il mondo sommerso di Google – articolo di Francesco Politi

Un fraintendimento piuttosto comune è quello di associare il termine deep web ad attività criminali, contenuti pedopornografici e simili.

In questo articolo affronteremo con maggiore accuratezza l’argomento.

Facciamo un piccolo passo indietro, e partiamo dall’operazione più comune che si fa con un browser: utilizzare un motore di ricerca.

I motori di ricerca (Google, per citarne il più ovvio) funzionano grazie a degli spider, ossia software che scandagliano continuamente i siti web e ne indicizzano i contenuti, con particolari algoritmi.

E’ proprio la sofisticatezza di tali algoritmi che rende possibile ottenere, in genere, il contenuto desiderato tra i primissimi risultati della nostra ricerca.

“Web Emerso”

L’insieme delle pagine che vengono raggiunte dai motori di ricerca è quello che comunemente identifichiamo come il “web” (lo si potrebbe chiamare web “emerso”), e racchiude meno del 10% di tutte le risorse esistenti.deep web

L’immagine che viene spesso utilizzata per illustrare tale rapporto è quella di un iceberg:

Ma se alla maggior parte degli utenti il web appare già come una risorsa sterminata di documenti, di cui non si vede il confine, cosa c’è oltre? Cos’è insomma il deep web?

Il deep web altro non è se non l’insieme di tutti quei siti che risultano, per così dire, “nascosti” agli spider, di conseguenza non ottenibili direttamente tramite un motore di ricerca.

Per fare degli esempi:

  • Pagine web private il cui accesso è protetto da password
  • Pagine non linkate da altre pagine (gli spider seguono i link in maniera ricorsiva; se esiste tuttavia una pagina su un determinato server, ma tale pagina non è referenziata da un collegamento, lo spider non potrà mai conoscerne l’esistenza)
  • Contenuti dinamici (ossia contenuti che vengono generati solo dopo aver fatto accesso con un account, dopo aver compilato un form, etc…)
  • Contenuti visibili solo ad utenti iscritti ad un determinato servizio

…e così via.

Come si intuisce, nessuno di questi contenuti richiama necessariamente attività illecite o simili.

Si tratta semplicemente di una demarcazione tecnica: il deep web è quella parte di Internet che i motori di ricerca non sono in grado di indicizzare.

Un altro misunderstanding molto frequente è quello di far coincidere il deep web con il dark web.

Per spiegare quest’ultimo concetto, è necessario introdurre un nuovo termine: dark net.

Con esso si intende una rete per così dire sovrapposta ad Internet, la cui fruizione è legata all’utilizzo di software particolari, Il più celebre fra questi è senza dubbio Tor (https://www.torproject.org/).

Tor

Non è necessario essere utenti esperti per raggiungere il dark web. È sufficiente installare sul proprio computer / smartphone il browser Tor, e ci si ritroverà immediatamente “allacciati” ad un’altra Internet.

Il dark web è definito appunto come l’insieme dei siti raggiungibili attraverso le dark net.

L’utilizzo di dark net consente di ottenere un elevato grado di anonimato in rete, per cui è spesso il terreno ideale per chi intenda compiere attività illecite. Citiamo il fu Silk Road, uno dei maggiori mercati online di sostanze stupefacenti, chiuso dall’FBI nel 2014 dopo 3 anni di  attività.

Tuttavia, sarebbe improprio stigmatizzare il dark web con una connotazione esclusivamente negativa: le dark net proteggono maggiormente la privacy degli utenti, consentono di superare le restrizioni sulla navigazione imposte da alcuni governi, permettono a giornalisti e whistleblower di esprimere il proprio pensiero, proteggendo al tempo stesso la propria identità.