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Il diabete, nuove tecniche di controllo

Il diabete, nuove tecniche di controllo – Articolo di Emiliano Bruni

Cos’è il diabete?

Il diabete è una malattia che interessa più di 3 milioni di persone In Italia e che causa valori di zuccheri elevati nel sangue, la famosa “glicemia alta”.

medicina antica

In passato il diabete veniva diagnosticato “assaggiando” le urine del paziente che risultavano dolci. In questa tavola i pazienti portano le proprie urine a Costantino L’Africano, monaco e medico vissuto intorno all’anno mille, per le “analisi”.

Valori elevati di zuccheri nel sangue causano, nel tempo, gravi problemi a livello del sistema cardiocircolatorio, del sistema nervoso e renale.

Esistono varie forme di diabete ma quella più difficile da gestire, anche perché di solito si evidenzia sin da giovani, è quella causata da una mancata produzione di insulina, l’ormone che regola per l’appunto la concentrazione di zuccheri nel sangue.

L’insulina è prodotta nel pancreas ma nei soggetti con questa forma di diabete, questa produzione è mancante o fortemente ridotta.

Come si cura?

Non esiste ad oggi una cura per questa malattia nel senso che non esiste una “pillola magica” che riattiva la produzione di insulina in un pancreas di un diabetico ma esistono, per fortuna, vari sistemi “esterni” per controllare la glicemia.

Il tentativo di controllare la glicemia è suggestivo dell’evoluzione delle terapie che tentano di mimare il comportamento di sistemi del nostro corpo che, per qualche motivo, si “rompono”, partendo da delle regolazioni grossolane e raffinando via via le tecniche con il progredire della scienza e della tecnologia.

La storia dell’insulina

Come si è evoluta la terapia del diabete? Prima degli anni ’20 del secolo scorso il destino dei malati di diabete era la morte. È nel 1921 che un Professore dell’’Università di Medicina di Bucarest ricavo un liquido da pancreas di cani che iniettato ad un cane a cui era stato asportato chirurgicamente il pancreas, gli permetteva di avere una glicemia normale.

Nel 1922 questo liquido, estratto da pancreas di bovini, viene iniettato a un ragazzo diabetico ottenendo la normalizzazione della glicemia.

Da quel momento l’uso dell’insulina entrò nella pratica comune come terapia per tutti i pazienti diabetici. La storia sembrava finita ma così non è perché, l’insulina non è un interruttore che si accende e si spegne nel nostro corpo ma ha diversi alti e bassi nel corso della giornata in relazione a cosa facciamo e a come e quando mangiamo.

La terapia, ieri e oggi.

L’insulina è infatti regolata finemente dal nostro pancreas sia sulla base del contenuto di zucchero nel sangue ma anche dalle esigenze metaboliche del nostro organismo.

Normalmente esiste un rilascio costante di insulina durante l’arco della giornata e poi dei picchi di produzione atti a gestire gli zuccheri che si introducono con il cibo.

Per mimare questo processo si sono quindi prodotti due tipi di insulina:

  • una a lento rilascio, da iniettarsi la mattina e che, con il suo lento rilascio, mima la produzione “basale” fissa di insulina;
    glicostick

    Lettura esterna della glicemia tramite glicostick che consiste nel pungersi il polpastrello per prelevare una goccia di sangue con cui bagnare una striscia reattiva letta da uno strumento portatile.

  • una a rilascio veloce da iniettarsi prima dei pasti.

Ma la cosa non è scevra da problemi e pericoli. Se infatti, da un lato, una quantità di insulina minore di quella necessaria porta ad un non corretto controllo insulinico con l’eventuale sviluppo, con il trascorrere del tempo, dei problemi di cui parlavamo all’inizio, una iniezione di una quantità superiore di insulina rispetto alle necessità può abbassare troppo la glicemia della persona portandola in coma ipoglicemico e eventualmente alla morte immediata.

Inoltre si è visto che comunque anche la produzione basale fisiologica tanto costante non è per cui ci possono essere comunque durante la giornata dei picchi di glicemia lontano dai pasti non gestiti.

Nuove tecniche terapeutiche

Con le nuove tecnologie la terapia del diabete si sta convertendo da una integrazione di insulina “manuale” eseguita dal paziente la mattina e prima dei pasti a un monitoraggio continuo del glucosio (CGM) integrata con dei sistemi di infusione continua di insulina (CSII).

Nel monitoraggio continuo del glucosio viene impiantato nel sottocute un sensore che valuta continuamente le concentrazioni di glucosio nel liquido interstiziale fornendo così sia dati statistici a posteriori sullo stato reale della glicemia del paziente sia permettendo l’utilizzo di sistemi di infusione continua di insulina che, reagendo istantaneamente alle variazioni di insulina lette dal CGM, modulano automaticamente la quantità di insulina da infondere.

I modelli più evoluti possono imparare le abitudini della persona iniziando così a prevenire i picchi glicemici e iniziare l’infusione di insulina prima del picco stesso.

Questa integrazione ha degli enormi benefici in quanto:

  • riproduce il ritmo giornaliero della secrezione basale insulinica;
    minotoraggio del glucosio

    Monitoraggio continuo tramite CGM. A destra sensore Bluetooth con placchetta inserita nel sottocute. A sinistra unità di controllo e monitoraggio.

  • garantisce una flessibilità dei pasti sia come orario che come composizione;
  • utilizza un solo tipo di insulina permettendo una riproducibilità ottimale dell’effetto insulina > riduzione della glicemia;
  • migliora la qualità della vita della persona diabetica che non è più soggetta alla necessità e allo stress di doversi ricordare di fare l’insulina;
  • ideale per le persone che hanno paura degli aghi.

Il futuro è ovviamente quello di stravolgere l’assioma enunciato all’inizio. Trovare una cura definitiva al diabete andando a ricostruire, nel pancreas del paziente malato, le cellule che producono l’insulina tramite, ad esempio, l’uso di cellule staminali.

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