Diritto all'oblio e deindicizzazione Google | Blog WAdsl
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Google: il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio nel mondo giuridico, la sua tutela e l’avvento del colosso Google sono realtà con le quali ognuno di noi si imbatte quotidianamente.

Google: il diritto all’oblio – articolo di Fabio Camerano Spelta Rapini

La privacy e la riservatezza si innestano in modo immanente in tale contesto e ne costituiscono, allo stesso tempo, il fondamento e il fine; da una parte il limite “esterno” della libertà di espressione e, dall’altra, il diritto alla protezione dei propri ‘dati’.

Ma cos’è il diritto all’oblio? Come si tutela? Come entra in gioco Google?

Il diritto all’oblio è da tempo oggetto di interesse nel nostro Paese. La Corte di Cassazione, a partire dagli anni novanta, lo ha definito come l’interesse di un individuo a non vedere la sua figura costantemente esposta a “danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata”.

La lettura del significato adottato dalla Suprema Corte è semplice e intuitiva e risulta intrisa di una serie di conflitti tra diritti non di semplice soluzione. Si pensi al diritto di cronaca, diritto alla riservatezza e, dunque, diritto all’oblio.

Fin dalla nascita del gigante di Montain View, diritto alla riservatezza e all’oblio hanno costituito facce diverse di un’unica medaglia. La web reputation diventa così sempre più il risultato di un complesso compromesso tra chiavi di ricerca e tutela degli individui sul web.

Perché c’è necessità di ‘obliare’ dati, quanto meno quelli ‘scomodi’?

Tutti i dati relativi a ricerche effettuate da utenti, geolocalizzazione o altre informazioni consultate vengono raccolti dai motori di ricerca che, come Google, li propone per un tempo indefinito senza curarsi troppo del pregiudizio effettivo che talune notizie possono arrecare all’utente che, magari, con il passare del tempo, ha modificato o eliminato attitudini negative che contraddistinguevano la sua persona al momento della notizia. Si pensi, su tutti, ai casi di cronaca giudiziaria.

web reputation

In un caso realmente accaduto, a fronte di una notizia di arresto per spaccio di droga avvenuto nel 2010, a distanza di ben sette anni, alla digitazione del nome dell’interessato, le informazioni sull’arresto venivano rese da Google in ‘prima pagina’ come se il fatto fosse accaduto da poco.

Formulata la richiesta di rimozione dei contenuti alla società statunitense, questa ha frapposto all’eliminazione dei contenuti la sussistenza di un interesse pubblico, argomentando che le informazioni presenti in corrispondenza di alcuni URL in questione erano ancora pertinenti con le finalità dell’elaborazione dei dati, rimandando al singolo webmaster ogni altra determinazione sulla visualizzazione dei contenuti nei motori di ricerca.

Google oblivia

Nella sostanza, un atteggiamento pilatesco assunto da Google per una serie di ragioni che non è semplice comprendere soprattutto dopo la decisione adottata dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea sul diritto all’oblio nel 2014.

La sentenza in commento ha stabilito infatti che “i cittadini europei hanno il diritto di chiedere ai motori di ricerca di eliminare dalle loro pagine dei risultati i link verso cose che li riguardano nel caso in lui li ritengano ‘inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati’”

Google ha spiegato che ogni richiesta viene valutata con attenzione cercando di “bilanciare i diritti sulla privacy della persona con il diritto di tutti di conoscere e distribuire le informazioni” ma è lecito pensare che un tale bilanciamento non risulti sempre equilibrato a favore della riservatezza.

Oblio urbi et orbi?

Atteggiamento comunque ‘promosso’ e avallato se si considera la recente sentenza adottata sempre dalla Corte UE nel settembre 2019 nel caso Google vs Francia in cui il colosso californiano ha avuto il via libera in ordine alla possibilità di non applicare l’oblio dei dati su scala globale: il motore di ricerca non sarà infatti obbligato a rimuovere i link a contenuti che alcuni utenti non vorrebbero più far vedere in nome del diritto all’oblio, fuori dall’Unione europea. Pertanto i contenuti che in Europa sono considerati “dimenticabili”, potranno essere in ogni caso visibili nei risultati di ricerca di Google all’esterno dell’Unione.

In ogni caso sarà sempre e solo Google a valutare se i link per cui viene richiesta la rimozione rimandino verso informazioni effettivamente obsolete e non più rilevanti oppure verso dati di interesse pubblico, come possono esserlo quelle su frodi finanziarie, condanne penali o problemi legati mala gestio delle funzioni statali, con la peculiarità che l’accesso ai contenuti su internet nelle varie aree del mondo sarà differenziata: in Europa i cittadini non vedranno alcuni contenuti a cui potrebbero accedere negli Stati Uniti.

Per approfondire leggi l’articolo del Sole24Ore.