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Google FLoC

Qualsiasi internauta mediamente esperto sa che i famosi cookie del browser sono spesso necessari per la corretta fruizione di un sito web, ma in una certa misura rappresentano anche una minaccia per la propria privacy.

Sembra che Google sia intenzionata a porre fine a tutto questo. Una buona notizia? Purtroppo no, e in questo post ne spiegheremo il motivo.

Prima di addentrarci nell’argomento, è necessario un breve riepilogo sui cosiddetti cookie, di cui abbiamo già discusso in precedenza (Leggi l’articolo “Cookie sempre buoni… o no?” ).

Sappiamo che un cookie è un pezzo di informazione che un sito web invia al nostro browser, affinché sia memorizzato nel nostro computer. Grazie a questo cookie, che tecnicamente può essere paragonato ad un file di testo, i siti sono in grado di riconoscere la nostra attività passata. In particolare, un sito web può stabilire se abbiamo già visitato quella pagina, se ci siamo autenticati inserendo le nostre credenziali, e così via. Per fare un esempio ancora più evidente: è proprio sui cookie che si basano i carrelli della spesa di qualsiasi e-commerce!

Esiste tuttavia un’altra categoria di cookie: i cookie di terze parti.

Tecnicamente un cookie di terza parte è un cookie inviato da un sito differente da quello che si sta visitando. Ci si potrebbe chiedere come faccia un sito esterno ad intromettersi nella nostra navigazione web. Il dubbio è più che legittimo, e può essere chiarito con un semplice esempio.

Supponiamo di visitare l’URL fittizio www.nomedeldominio.it. Nell’aprire la home page, il sito depositerà un cookie sul nostro computer in cui, sostanzialmente, inizia la nostra storia di navigazione su quella pagina.

All’interno della pagina, come spesso avviene, notiamo le classiche funzioni per mettere il nostro “Mi piace” o “Segui” su Facebook. Come si può immaginare, nel cliccare lì, riceveremo un cookie inviato da Facebook!

Grazie a questo cookie si potranno collezionare informazioni aggiuntive su di noi, in quanto Facebook sarà in grado di associare virtualmente il proprio utente X con la “manifestazione di consenso” espressa nei confronti del sito www.nomedeldominio.it.

Come si accennava all’inizio dell’articolo, da pochi mesi Google sta lavorando ad un progetto denominato FLoC, Federated Learning of Cohorts.

L’obiettivo è sì di eliminare i cookie di terze parti, ma per sostituirli con nuove tecnologie, purtroppo ancora più evolute nell’ambito della profilazione degli utenti.

Partendo dalle abitudini di navigazione degli utenti, gli utenti saranno inseriti in gruppi (cohorts) definiti in base alle affinità rilevate.

Lo schema seguente illustra il meccanismo:

cohort

Come si vede, per ciascun utente il dato di partenza è rappresentato da 2 elementi:

  • Il “Mi piace” su un determinato ambito (automobili, biciclette)
  • L’aver visitato un particolare sito (abc.com o xyz.com)

Vengono così differenziati due macro-gruppi:

  • Nel cohort A gli utenti sono raggruppati in base alla cronologia di navigazione. Gli utenti 1, 3 e 5 hanno visitato xyz.com, mentre 2, 4 e 6 hanno visitato abc.com. Tra questi, alcuni amano le automobili, altri le bici.
  • Nel cohort B gli utenti sono raggruppati in base ai gusti: gli utenti 1, 2 e 5 amano le auto, mentre 3, 4 e 6 amano le bici.

 

E’ evidente che, ai fini dell’advertisement, il cohort B individua con maggiore precisione il target per eventuali banner pubblicitari.

Apparentemente queste informazioni non minano la nostra privacy, in quanto ogni utente riceve un FloC-id impersonale, non associato ad una particolare identità / username / casella di posta. Tuttavia, non è chiaro chi, oltre a Google, avrà accesso a queste informazioni. Inoltre, come ci sarà capitato di incontrare, molti siti offrono la funzione “accedi come Google” o simili. In quel caso, chi potrà assicurarci che il nostro utente non verrà collegato al relativo FloC-id?

Proteggersi dalla profilazione, insomma, è un’impresa sempre più ardua. Va precisato che questa tecnologia riguarda esclusivamente gli utenti che utilizzano il browser Chrome.

Nel frattempo, la EFF (Electronic Frontier Foundation) ha creato recentemente un utile servizio che aiuta gli utenti a capire se sono già stati “floccati”. Se siete utenti Chrome, visitatelo!

https://amifloced.org/

floc