L’importanza della visione d’insieme | Blog Wadsl

L’importanza della visione d’insieme

Sarà per il suo metro e novanta di altezza, che non lo colloca in linea d’aria col resto del mondo, ma Il Nardi, come tutti lo chiamano, inflessibile ingegnere delle telecomunicazioni, a una prima impressione potrebbe sembrare piuttosto indecifrabile: poche parole, tutto d’un pezzo, sguardo di ghiaccio.

La realtà, però, è molto diversa e fa capolino dal sorriso sornione che ti rivolge quando gli chiedi una mano, perché lui sa che prima o poi ne avresti avuto bisogno. D’altra parte si sa, l’ingegnere è un po’ così: è sufficiente ammettere che l’Ordine del Mondo è nelle sue mani, e lui ti darà tutto sé stesso!

ALESSANDRO NARDI, 45 anni

Solution Architect

Il nostro Alessandro ha un ruolo importantissimo per il comparto business. Si occupa di proporre e progettare, per le aziende che hanno scelto i nostri servizi, le soluzioni integrate alla connettività Web, dalla sicurezza al back-up dei dati, dai server virtuali alla security. È una figura interposta tra il mondo tecnico e quello commerciale, che si relaziona direttamente con il cliente.

 

 

“Il mio lavoro? Creare un vestito su misura per le aziende che scelgono i nostri servizi o, se preferite, un elegante e funzionale arredo d’interni. Dopo aver dimensionato, insieme al cliente, la banda internet necessaria, si pianifica il progetto completo, cercando di capire quali servizi sono necessari alla funzionalità dell’azienda e come vanno configurati: il Sistema telefonico Virtuale, i sistemi di sicurezza quali firewall, antivirus e e-mail security, la copertura Wi-Fi con servizio Hotspot, fino alle Soluzioni di hosting, Server privati Virtuali o infrastrutture di elaborazione on-premises.

L’obiettivo che mi pongo sempre in fase di analisi è quello di individuare i reali bisogni del cliente e tradurli in soluzioni efficaci. Per fare questo bisogna avere una visione d’insieme, che è poi la sfida più grande e ciò che più mi stimola: immaginare davanti ai miei occhi il quadro finito, dall’esigenza funzionale all’implementazione tecnologica, prevenendo già eventuali problemi o necessità che potrebbero crearsi in futuro.

In questo contano non solo le capacità tecniche, ma anche quelle relazionali, che consentono di illustrare in modo chiaro al cliente qual è la soluzione studiata per le sue esigenze, e perché è ritenuta la migliore tra le alternative possibili. Ordine e capacità di analisi, che ritengo essere le mie doti migliori, devono andare così a braccetto con disponibilità ed empatia, perché il cliente sia sempre informato su ogni dettaglio e stimolato al confronto con l’azienda.

Il mio peggior difetto? Non sopporto i compromessi. Detesto le cose fatte male, con superficialità e senza criteri d’analisi. Il lavoro deve essere fatto a regola d’arte, o è meglio non iniziarlo affatto!

Avete presente l’astrattismo geometrico di Kandinsky (guarda caso il mio pittore preferito)? Quel meraviglioso equilibrio di forme, colori e linee che si calibrano così perfettamente nello spazio? Quando penso all’idea di armonia, al concetto di “visione d’insieme” penso ai suoi quadri. Non potresti aggiungere né togliere nulla, perché ogni parte contribuisce alla perfezione della tela.

Sarò pretenzioso, ma un mio progetto finito lo immagino così, o almeno è ciò che mi prefiggo.

Sì, sono esigente e tengo sempre l’asticella alzata, mi piace anche l’idea di riuscire dove altri hanno gettato la spugna, sono decisamente ambizioso.

Ma so una cosa: nessuno può pensare di riuscire nella sua professione senza contare sul lavoro di squadra, sul reale lavoro di squadra, che comporta la messa in campo di professionalità alla pari. Questo è un concetto che talvolta si scontra con le ambizioni individuali, smaniose di portare da soli la bandiera della vittoria. Si dice “amo il lavoro di squadra” ma in realtà si vuol dire “amo che mi abbiano dato una mano a vincere”.

Io invece credo che il lavoro di squadra non tolga nulla al successo personale, ma anzi ne amplifichi la potenza, aggiungendo un pregio fondamentale: il saper stare insieme agli altri, dote oggi più che mai rara, quando gli altri non servono a fare da specchio alle tue piume.

Questo me l’ha insegnato la pallavolo, che ho praticato a livello agonistico. Uno sport dove non c’è spazio per i fenomeni che puntano tutto su di sé. Puoi essere un grande campione, ma se non ti servono la palla giusta, non arriverai mai a segnare il punto. A brillare, e a vincere, è sempre e solo la squadra.