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La mascherina ai tempi della pandemia, un obbligo non esente da polemiche

La mascherina ai tempi della pandemia, un obbligo non esente da polemiche – Articolo di Emiliano Bruni

La mascherina è diventata, nel bene e nel male, una assidua compagnia nelle nostre uscite fuori casa vuoi perché ne abbiamo compreso l’utilità sociale e sanitaria, vuoi perché costretti dalle attuali norme vigenti.

Siamo inoltre diventati tutti esperti delle varie tipologie di mascherine: chirurgica, FPP2, FFP3, KN95 e cosi via ma sappiamo veramente come e perché funzionano? E poi cosa sono tutte queste polemiche sui social riguardo il suo utilizzo? È vero quello che qualcuno asserisce riguardo al fatto che facciano male?

Focalizziamo il discorso su quelle più utilizzate, quelle chirurgiche. Sappiamo che il loro utilizzo è un segno di rispetto nei confronti degli altri perché, più che proteggere noi stessi, hanno lo scopo di evitare la trasmissione del virus nel caso chi la indossi sia malato ma ancora senza sintomi.

Ma come riesce a fare questo e soprattutto, per entrare nel vivo di una delle polemiche più comuni, come fa una mascherina a fermare un virus pur facendo passare indisturbata l’aria?

La mascherina è una rete

La mascherina è una sorta di rete da pesca e come tale, fa passare alcune cose e ne ferma altre. Come la rete da pesca, il cosa possa passare e il cosa no è un discorso prettamente dimensionale. Cose relativamente grandi vengono bloccate dalla mascherina e cose relativamente piccole passano indisturbate.

Per questo, per funzionare correttamente, i virus devono essere relativamente molti più grandi dei componenti dell’aria, principalmente ossigeno e anidride carbonica. Altrimenti sarebbe impossibile che la “rete” formata dai tessuti che compongono la mascherina possano discriminare tra virus e aria.

Per capire le differenze dimensionali dobbiamo fare un breve ripasso dei prefissi che si usano nelle unità di misura.

Partendo dal metro e andando verso il piccolo abbiamo il millimetro che conosciamo tutti. Mille millimetri formano un metro. Poi abbiamo il micrometro o micron. Mille micrometri formano un millimetro. E cosi a scendere abbiamo, nell’ordine, il nanometro (1000 nanometri = 1 micrometro) e il picometro (1000 picometri = 1 nanometro).

Tornando all’aria e al virus, la molecola di anidride carbonica è “larga” circa 200 picometri ossia 0,0000000002 metri. Mentre il virus che causa il Covid quanto è “grosso”? Circa 100 nanometri ossia 0,0000001 metri.

E già cosi c’è qualche zero in meno. Ma non è ancora tutto, quando una persona infetta “espelle” un virus con uno starnuto non è che il virus esce “a secco” uno alla volta. I virus escono attaccati a microgoccioline chiamate di Flügge. E quanto sono grandi queste goccioline? Circa 100 micrometri ossia 0,0001 metri.

Confusi con questi numeri? Allora facciamo un raffronto dimensionale.

Supponiamo che una gocciolina di Flügge sia grande come un campo sportivo. Beh, la molecola di anidride carbonica è, in proporzione, piccola come il diametro di un capello.

Capite bene che la differenza dimensionale è enorme. Da una parte un campo da calcio e dall’altra la sezione di un capello. Risulta quindi facilissimo costruire una cosa chiamata mascherina chirurgica capace di fermare cose grosse in proporzione come un campo sportivo (il virus attaccato ai dropplet) e far passare cose in proporzione piccole come un capello (l’aria).

La mascherina e i presunti disturbi fisici

Alla polemica su virus e aria sono state associate tutta una serie di polemiche accessorie riguardo le varie patologie che la mascherina poteva produrre ma paradossalmente tutte le patologie attribuite alla mascherina, associate a un presunto accumulo di anidride carbonica, erano prese in prestito dall’intossicazione di un altro tipo di gas, il monossido di carbonio.

I due gas hanno formula simile, CO2 l’anidride carbonica e CO il monossido di carbonio ma non per questo hanno comportamenti simili.

 

La mascherina e le misurazioni di parametri clinici

Quindi la polemica, in rete, si è spostata su un presunto video in cui veniva mostrato una persona con un saturimetro, strumento che misura la quantità di ossigeno presente nel sangue, e si vedeva che, come la persona metteva la mascherina, il valore di ossigeno misurato dallo strumento iniziava a scendere.

Per questo ho fatto un video analogo mostrando che anche con la mascherina anzi anche con due non ci sono variazioni apprezzabili delle misure dello strumento. Guarda il Video.

Assodato anche questo la polemica si è spostata sulla presenza di CO2 all’interno della mascherina. Esiste uno strumento, chiamato capnografo, che misura la quantità di CO2 nel respiro e che, la polemica asseriva, dimostrava inequivocabilmente come all’interno della mascherina ci fosse un accumulo di CO2.

Una delle curve mostrate sotto, effettivamente sembrano dimostrare un accumulo di anidride carbonica nella mascherina.

grafico curve

Beh, vedete, questo in realtà è il grafico “normale” della concentrazione di CO2 nelle alte vie aeree in una persona che sta bene con o senza mascherina.

Per capire questo bisogna pensare che quando iniziamo a espirare e per tutto l’atto espiratorio le nostre vie aeree alte, la nostra bocca e la mascherina, se presente, si riempiono di CO2. È normale. Si chiama “spazio morto fisiologico” ed è circa di 100-150cc. Ma quando inspiriamo questa CO2 residua viene “pulita” quasi immediatamente dall’aria e dall’ossigeno che entra, facendo crollare i valori di CO2 nel grafico.

Quindi, se vogliamo, la mascherina ha come unico effetto quello di aumentare lo spazio morto fisiologico del nostro albero respiratorio. Ma quant’è lo spazio tra la nostra bocca e la mascherina? Circa 10-20cc che quindi sono del tutto ininfluenti rispetto al normale spazio.

Conclusioni ovvie

D’altra parte, questi ultimi numeri ci portano a una ulteriore considerazione. Quando respiriamo muoviamo circa mezzo litro (500cc) d’aria. E dato che la mascherina non si appiccica in bocca come un foglio di plastica quando inspiriamo né si gonfia come un palloncino quando espiriamo, questi 500cc da qualche parte devono arrivare, e (quasi 😊 ) sicuramente arrivano dall’esterno della mascherina.

Concludiamo inoltre ricordando che, nei paesi asiatici, in alcuni casi molto più avanti di noi, la mascherina è normalmente messa da tutte le persone con raffreddore o influenza appunto per ridurre il rischio di contagio e che per alcune categorie di lavoratori, la mascherina non è uno strumento utilizzato da ieri ma da decenni. Basti pensare a tutti i lavoratori del settore alimentare, a tutti i lavoratori che hanno a che fare con sostante nocive volatili, a tutti i lavoratori dell’elettronica di precisione che lavorano in atmosfere controllate e non ultimi i chirurghi che per ore e ore compiono interventi chirurgici con la mascherina sul volto senza subire, anche per nostra fortuna, nessun deficit ne cognitivo ne motorio.